

- L’odierna via Palazzo, un tempo detta dei Clevi, si snoda descrivendo un
arco dalla piazza fino alla parte superiore del teatro romano, attraverso
un nucleo di edifici costruiti sulle prime pendici del Barberino. Il nome
della contrada, che compare nei documenti almeno dal XIV secolo, ben prima
della costruzione dei suoi palazzi più importanti, sembra riferirsi ad una
struttura pubblica della città romana, connessa al Foro, la cui esistenza
è stata documentata dagli scavi.
L’antica Civitas Camunnorum era il maggiore centro romano della Valle Camonica, divenuta parte dell’impero romano nel 16 a.C. durante le campagne di conquista delle Alpi da parte dell’imperatore Augusto. Strutturata in un primo tempo come civitas, struttura amministrativa dipendente probabilmente dalla vicina Brixia, in breve la città divenne autonoma e ai suoi abitanti fu concessa la cittadinanza romana. I suoi quartieri furono organizzati, sulla base di un impianto ortogonale, intorno ai due principali assi viari, il cardo orientato da nord a sud e il decumano da est a ovest. Il centro monumentale, localizzato nella parte settentrionale, comprendeva i maggiori edifici pubblici, i templi, il teatro, l’anfiteatro e le terme. Il Foro occupava lo spazio rettangolare compreso tra le pendici di Santo Stefano e le attuali vie Rimaldo e Riviera; il sito era indicato nei documenti medievali con il toponimo Plaza de Foro.
L’area archeologica
del Palazzo, oggetto di scavo sistematico dal 2008, dopo il ritrovamento fortuito
nel 2004 di una statua e di varie strutture, si colloca nel settore nord dell’antica
Civitas Camunnorum, sotto la rupe di S. Stefano, nella quale si può riconoscere
il probabile Capitolium del centro romano.
Lo scavo ha messo in luce strutture pertinenti a due fasi principali: un edificio
privato di età giulio-claudia (fase blu) e un edificio pubblico, di età flavia,
collegato all’area forense (fase rossa). Su di esse sono state individuate
tracce di edifici in tecnica povera di epoca altomedievale (fase verde) e
strutture riferibili al XIV-XV secolo (fase gialla). La lettura del complesso
è lacunosa, compromessa dalla distruzione di porzioni consistenti degli edifici
fin dall’antichità e per ultimo negli anni ’60 del XX secolo.
Fase blu: l’impianto
della domus, finora la più rilevante dell’antica città per la grande qualità
delle pitture rinvenute, è costituito da ambienti di modulo rettangolare lungo
il lato settentrionale (vani 2, 5-6) e una grande area aperta (corte 1) verso
SE. Ignoto per il momento l’accesso che si può ipotizzare da ovest, dal cardo
maximus.
La casa, probabile proprietà di un membro dell’aristocrazia locale, testimonia
l’alto livello culturale ed il prestigio politico della comunità camuna nei
primi decenni dell’impero. Il suo definitivo abbandono e la successiva demolizione
avvennero in età flavia in occasione della costruzione del Foro che occupò
con i suoi edifici questa parte della città.
Fase rossa: nell’ambito
di queste trasformazioni, negli ultimi decenni del I secolo d.C. sui resti
demoliti della casa venne costruito uno degli edifici pubblici collegati al
Foro.
Di esso ci rimane la parte del prospetto sulla piazza, lungo i suoi lati est
e nord. Lo zoccolo era rivestito in lastre di calcare locale (occhiadino)
su spesso strato di cocciopesto; tra elementi aggettanti, probabili basi di
pilastri, erano brevi rampe con gradini in calcare locale nero. Gli ambienti
retrostanti, posti a quota più alta e pavimentati in graniglia o mosaico,
non sono più visibili. L’edificio era di grande rilevanza, come attestano
i materiali recuperati, rilievi in nudo eroico, frammenti di statue loricate
in bronzo, elementi architettonici, epigrafi.
Fase gialla: sulle rovine romane vennero realizzate nell’Alto Medioevo modeste strutture con alzati lignei, pavimenti in battuto e focolari.
Fase verde: il definitivo abbandono dell’area, successivo a demolizioni e spoliazioni, portò alla formazione di un nuovo assetto urbano con fasi costruttive rilevanti nei secoli XIV e XV (le evidenze architettoniche sono ancora leggibili negli edifici situati a nord di via Palazzo, fra le pendici del Barberino e via Ponte Vecchio). Le aree libere da costruzioni divennero broli e ortaglie: le strutture più recenti sono infatti terrazzamenti e delimitazioni legati agli impianti colturali di età medievale e rinascimentale.
The ancient Civitas Camunnorum was the biggest Roman town in Camonica Valley, become part of the Roman empire in 16 BC during the Augustinian campaign to conquer the Alps to the north. From the beginnig Cividate was a civitas, an administrative centre that was dependent on Brescia, but it was not considered a colony. After a short time the town became autonomous and as a result Roman citizenship was given to all the inhabitants. The town was characterized by an orthogonal map, based on quarters placed around two principal roads: the cardo (oriented north-south) and the decumanus (oriented east-west). The northern part of the town comprised a series of fine public buildings: temples, the theatre, the amphitheatre and the thermae (spa). The forum took up a rectangular space between the Santo Stefano hill and the modern Rimaldo and Riviera Streets; the site was named in medieval documents as Plaza de Foro.
The
area of the forum was excavated in 2008, after the fortuitous finding in 2004
of a statue and of some others structures. Arguably the Santo Stefano hill
was the Capitolium of the Roman town.
The excavations brought out structures of two phases: a private building of
Julio-Claudian Age (blue phase) and a public building of Flavian Age nearby
the forum (red phase). Over there some medieval traces (green phase) and of
the 14th-15th centuries (yellow phase) were found. The interpretation of the
complex is difficult, compromised by the destruction of the most part of the
building from ancient times to the Sixties of the 20th century AD.
Blue
phase: the domus, today the most important of the town in base of the quality
of the frescoes, had rectangular rooms to the north side (Rooms 2, 5-6) and
a wide open area (Court 1) to South-east.
Arguably the complex was a western access or doorway to the cardo maximus.
The house in Palazzo Street, probably belonged to a member of the local aristocracy,
represents the high cultural level and the political prestige of the Camunian
community during the first decades of the Empire. The final abandonment of
the house occurred during the Flavian Age, when new public buildings occupied
this part of the town.
Red phase: in the last decades of the 1st century AD a new public building was built over the ruins of the domus. Part of the front overlooking the forum is conserved. The skirting board was panelled with local limestone named occhiadino over a thick layer of Opus Signinum (tiles broken up into very small pieces, mixed with mortar, and then beaten down with a rammer); small flights among pilasters were panelled with local black limestone. The rooms at the back are no more preserved. The building was important, as the relieves, fragments of bronze statues, architectonic elements and inscriptions attest.
Yellow phase: during the early Middle Ages were built simple structures with timber-frames, beaten earth floors and fireplaces.
Green phase: during the 14th and 15th centuries AD the final abandonment of the area produced a new organisation of the town. The evidences are visible in the buildings in the northern part of Palazzo Street. The free areas became vegetables gardens. In fact the modern structures are medieval and Renaissance walls and terracing.