La
statua di culto di Minerva
Pavimento
a mosaico
conservato
nel santuario.
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Sul
luogo di un antico luogo di culto preromano delle acque salutari fu costruito
un primo santuario romano di Minerva, a cui seguì in età
flavia un nuovo edificio di proporzioni imponenti. Sorgeva sulla riva orientale
del fiume Oglio, addossato ad uno sperone roccioso percorso da grotte e
cunicoli nei quali erano attive fino a poco tempo fa alcune sorgive. Quando
ricorrevano le feste della dea, le processioni sacre che precedevano i
giochi del teatro e dell’anfiteatro, certamente iniziavano dal santuario
di Breno, accentuando la valenza politico religiosa dell’avvenimento nel
suo insieme.
L’edificio
flavio ha uno schema affine a quello dei santuari italici ed è costituito
da una parte posteriore chiusa che si affacciava su un colonnato aperto
su di un cortile colonnato. I vani di culto erano tre: quello centrale
ospitava la divinità. La statua ritrovata in corso di scavo costituisce
un eccezionale esempio di statua di culto, replica di un tipo già
noto riconducibile all’ Athena Hygheia (Minerva Medica) datato dai primi
studi all’età flavia, ma recentemente restituito al periodo augusteo,
come opera di atéliers ellenistici attivi all’inizio dell’impero.
La scelta di questo tipo di Minerva per la statua di culto in questo luogo,
ben si riconduce all’aspetto della dea adorata come salvatrice e donatrice
di salute, caratteristiche che dovevano essere presenti anche nella precedente
divinità femminile celtica, della quale ignoriamo il nome.
L’alto
livello dell’esemplare indica che fu dedicato dai componenti di una classe
aristocratica fornita di notevoli risorse economiche e aperta ad influssi
non banali; un ambiente culturale elevato, ben collegato al potere centrale. |
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