Il passaggio per gli animali: 
si distinguono 
a destra le lastre  dotate di fori per 
il passaggio di pali a formare gabbie 
poste in sequenza.
(cliccare per ingrandire)


Ambiente adibito a sacello.

.
Interno dell’arena..


 


L’anfiteatro di Cividate Camuno è del tipo a struttura piena su terrapieno, meno dispendioso rispetto a quello su arcate e utilizzato in zone che potevano sfruttare la pendenza del terreno. Fu costruito in un momento di poco successivo al teatro, forse nell’arco del I secolo d.C., durante la dinastia dei Flavi, o al massimo all’inizio del II secolo d.C.. 
La parte a monte è realizzata sfruttando il pendio della collina sulla quale poggiano le gradinate. L’arena è scavata e la sua terra di risulta è stata utilizzata per il terrapieno della parte a valle, che, contenuto dal muro perimetrale e dal podio, sosteneva le gradinate. 
L’edificio nella sua interezza doveva avere un’altezza pari a quella della sommità dell’acquedotto che gli corre a monte, tenendo conto che vi doveva essere un muro di somma cavea a coronamento e contenimento dell’ultimo ordine di gradini. Il suo asse maggiore misurava 73 metri, mentre quello minore era pari a 65 metri. Tutta la struttura, in un’opera edilizia leggermente diversa dal teatro con ciottoli di fiume misti a pietre spaccate e malta, era all’esterno interamente intonacata. All’interno il podio dell’arena aveva le murature ricoperte di lastre della stessa pietra grigia usata nel teatro e proveniente da una cava non lontana da Cividate. 
Oltre alle due principali sull’asse maggiore, vi erano tre aperture di servizio. Una, verso sud, collega un vano secondario di incerta funzione. Altre due verso il teatro, sono ben più importanti: una collega un ambiente  per animali non pericolosi o luogo di attesa per i gladiatori, l’altra, un rinvenimento eccezionale, fa dell’anfiteatro di Cividate uno dei pochi esempi in cui sia ancora conservato il carcer per introdurre nell’arena gli animali pericolosi. 
Si tratta di un ambiente che dobbiamo immaginare come gli altri coperto con volte abbastanza anguste e che aveva verso l’esterno un’unica grande apertura divisa in due passaggi: in uno stavano gli inservienti relativamente protetti da cornate, graffi e morsi di tori, orsi, lupi, cinghiali; nell’altro entravano gli animali sospinti da recinti esterni o gabbie, a seconda dei casi. 
Attraverso un sistema, in parte conservatosi, che dava luogo a gabbie che in successione si aprivano e si richiudevano dietro l’animale, le bestie venivano sospinte dal buio del corridoio verso la porta che immetteva nell’arena dove le attendevano i cacciatori. Le gabbie si formavano passando gruppi di tre o quattro pali attraverso una serie successiva di pilastri in pietra dotati di fori passanti, che permettevano di regolare aperture e chiusure.
L’anfiteatro di Cividate, appartenendo al tipo a struttura piena, non ha sostruzioni né vani scavati al di sotto del piano dell’arena all’interno dei quali collocare ambienti di servizio.
Essi vennero così costruiti nelle aree adiacenti l’edificio: sul lato meridionale alcuni vani, uno solo dei quali è identificabile con sicurezza come un sacello a carattere cultuale mentre ignota è la funzione degli altri; sul lato occidentale invece vennero edificati un portico e, ad esso strettamente collegato, un edificio termale, forse parte del ludus, cioè della caserma gladiatoria presumibilmente collocata nell’area limitrofa a sud. Pochi altri anfiteatri, tra i quali ricordiamo quelli di Carnuntum ed Aquincum, hanno una situazione logistica analoga.
 
 


 
 
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